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Dalla diagnosi alla persona: omeopatia, biotipologia e longevità nel consiglio del farmacista

Medicina di precisione, omeopatia e salute nel tempo: linguaggi e modelli differenti che ci riportano a una domanda fondamentale — chi ho davanti?

Due persone entrano in farmacia con la stessa diagnosi.

Hanno davvero bisogno dello stesso consiglio?

La risposta più immediata potrebbe essere sì. Se la malattia è la stessa, esistono linee guida, trattamenti e raccomandazioni costruiti proprio per permetterci di affrontarla nel modo più efficace e sicuro possibile.

Ed è giusto che sia così.

Ma basta iniziare a conoscere quelle due persone perché la situazione diventi molto meno semplice.

Una ha cinquant’anni, l’altra settanta. Una assume tre farmaci, l’altra nessuno. Una pratica regolarmente attività fisica, l’altra conduce una vita sedentaria. Cambiano familiarità, composizione corporea, alimentazione, qualità del sonno, condizioni metaboliche, abitudini, ambiente, aspettative e capacità concreta di modificare il proprio stile di vita.

La diagnosi non è cambiata.

Sono cambiate le persone.

È precisamente da questa osservazione che nasce il percorso di riflessione che ho chiamato Biotipologia per la Longevità: provare a mettere in dialogo individualizzazione, tradizione costituzionale, omeopatia e conoscenze contemporanee sulla salute nel tempo, senza confonderne i rispettivi livelli di evidenza.

Non si tratta di sovrapporre mondi differenti, ma di comprendere che cosa appartenga a ciascuno di essi e dove possa nascere un dialogo utile per il farmacista.

Dalla diagnosi alla persona: perché personalizzare il consiglio

La medicina moderna ha raggiunto risultati straordinari anche grazie alla capacità di classificare.

Riconoscere una patologia significa poterla studiare in popolazioni, comprenderne la storia naturale, identificare fattori di rischio, confrontare interventi e costruire raccomandazioni basate sulle migliori evidenze disponibili.

Personalizzare non significa mettere in discussione tutto questo.

Significa affrontare il passaggio successivo: portare le conoscenze ottenute sulle popolazioni alla persona reale che abbiamo davanti.

La diagnosi, quindi, è indispensabile.

Ma non esaurisce la conoscenza della persona.

Ed è proprio qui che il ruolo del farmacista diventa particolarmente interessante. Ogni giorno al banco incontriamo persone che condividono la stessa diagnosi o lo stesso disturbo, ma differiscono profondamente per età, condizioni cliniche, terapie, abitudini, aspettative e possibilità concrete di intervenire sul proprio stile di vita.

Prima ancora di chiederci che cosa consigliare, può quindi essere utile porci una domanda:

Chi ho davanti?

Medicina di precisione e personalizzazione: che cosa significano davvero

La variabilità individuale è oggi una delle grandi questioni della medicina contemporanea.

Precision medicine e variabilità individuale

Il National Institutes of Health statunitense definisce la precision medicine come un approccio che considera le differenze individuali nei geni, nell’ambiente e nello stile di vita.

È un cambiamento importante rispetto a un modello costruito prevalentemente sul cosiddetto “paziente medio”.

Ma non occorre arrivare alla genomica per accorgersi della variabilità.

Il farmacista la incontra quotidianamente.

La vede nell’anziano in politerapia, nella persona con obesità e ipertensione, nella donna in menopausa che dorme male, nel cinquantenne sedentario che chiede “qualcosa per avere più energia”, nel paziente che fatica ad aderire alle indicazioni ricevute.

La domanda diventa allora:

Come possiamo utilizzare ciò che sappiamo per formulare un consiglio sempre più appropriato alla persona concreta?

Shared decision making: che cosa conta per questa persona?

C’è però un secondo aspetto, altrettanto importante.

La personalizzazione non riguarda soltanto le caratteristiche biologiche dell’individuo.

Le persone hanno preferenze, valori, aspettative, priorità e obiettivi differenti.

La shared decision making, secondo NICE, è il processo attraverso il quale persona e professionista sanitario lavorano insieme per prendere decisioni, integrando le evidenze disponibili con preferenze, convinzioni e valori individuali.

Questo introduce una distinzione importante.

La precision medicine ci ricorda che siamo biologicamente e ambientalmente differenti.

La medicina basata sulle evidenze e la shared decision making ci ricordano che le migliori conoscenze disponibili devono incontrare anche le caratteristiche della persona e ciò che per lei conta realmente.

Sono prospettive differenti, ma entrambe ci allontanano dall’idea di un paziente astratto.

All’interno di questa riflessione si colloca anche la Medicina Naturale di Precisione proposta da IMO, che assume come riferimenti l’integrazione con la medicina convenzionale, le evidenze disponibili, l’esperienza del professionista sanitario e le caratteristiche e preferenze della persona, concentrando una parte importante dell’intervento su alimentazione, attività fisica e integrazione naturale.

È importante, però, non confondere i termini:

Medicina Naturale di Precisione e precision medicine biomedica non sono sinonimi.

Ed è proprio mantenendo distinte queste cornici che diventa interessante introdurre l’omeopatia.

Omeopatia e individualizzazione: due secoli di attenzione alla persona

L’omeopatia nasce più di due secoli fa, in un contesto scientifico completamente diverso da quello attuale.

Sarebbe quindi storicamente e scientificamente improprio sostenere che Hahnemann avesse anticipato la precision medicine o, ancora di più, affermare che omeopatia e medicina di precisione siano la stessa cosa.

L’omeopatia non è sinonimo di medicina di precisione: appartiene a un paradigma storico e metodologico differente.

E non abbiamo bisogno di sostenere il contrario per riconoscere un aspetto caratteristico della storia del metodo omeopatico: l’importanza attribuita all’individualizzazione.

Prendiamo una situazione molto semplice.

Tre persone hanno una rinite allergica.

La diagnosi può essere la stessa, ma una descrive una secrezione nasale con determinate caratteristiche; un’altra presenta soprattutto lacrimazione; una terza riferisce modalità di aggravamento o miglioramento, orari e sintomi concomitanti differenti.

Dal punto di vista omeopatico la domanda non è soltanto:

“Quale patologia presenta?”

ma anche:

“Come si manifesta quella condizione proprio in quella persona?”

Da qui deriva l’attenzione tradizionalmente attribuita alle caratteristiche del sintomo, alle modalità di aggravamento e miglioramento, alle concomitanze e, progressivamente, alle caratteristiche generali dell’individuo.

Questo non sostituisce la diagnosi e soprattutto non deve ritardare una diagnosi o una terapia necessarie.

Nel modello che sto proponendo, l’omeopatia mantiene quindi il proprio spazio come approccio complementare alla medicina convenzionale, quando appropriato, all’interno di un corretto inquadramento della persona.

Per il farmacista questa distinzione comporta anche una conseguenza pratica: individualizzare non significa necessariamente trovare “il prodotto giusto”.

A volte il miglior consiglio consiste proprio nel non consigliare un prodotto, riconoscere un segnale che merita approfondimento e indirizzare la persona al medico.

Dalla costituzione alla biotipologia: come utilizzare oggi un modello storico

La tradizione omeopatica ha progressivamente cercato di spingersi oltre il singolo sintomo.

Da qui nasce l’interesse per concetti come costituzione, terreno e diatesi.

La scuola costituzionale nella quale mi sono formato appartiene a questa storia e passa attraverso autori che hanno cercato di descrivere caratteristiche morfologiche, funzionali e reattive dell’individuo, organizzandole in modelli biotipologici.

È un patrimonio storico che merita di essere studiato.

Ma merita anche di essere studiato con gli strumenti critici di oggi.

Non possiamo trasformare automaticamente una categoria costituzionale storica in una categoria biologica contemporanea.

Una costituzione non è un biomarcatore.

Una diatesi non equivale a una diagnosi.

Il terreno omeopatico non è un altro nome per il genoma.

E una predisposizione descritta dalla tradizione non rappresenta la previsione del destino clinico di una persona.

Queste distinzioni non impoveriscono lo studio della biotipologia.

Al contrario, ci consentono di porre una domanda molto più interessante:

Possiamo utilizzare oggi il modello costituzionale non per classificare rigidamente una persona, ma per imparare a interrogarla meglio?

È qui che, a mio avviso, la biotipologia può trovare una nuova funzione.

Il biotipo non è la risposta: genera una domanda

Immaginiamo che la tradizione costituzionale attribuisca a un determinato biotipo una particolare area di vulnerabilità.

Che cosa dovremmo fare di questa informazione?

La risposta più semplice sarebbe trasformare quell’associazione in una conclusione:

“Appartieni a questo biotipo, quindi avrai questo problema.”

È esattamente ciò che vorrei evitare.

Propongo un percorso differente:

BIOTIPO

↓

possibile area di forza o di labilità descritta dal modello

↓

DOMANDA

↓

osservazione e anamnesi

↓

verifica attraverso dati e parametri appropriati, quando disponibili

↓

che cosa è realmente presente?

↓

che cosa è modificabile?

↓

personalizzazione del consiglio

Il biotipo, quindi, non dovrebbe chiudere il ragionamento.

Dovrebbe aprirlo.

Possiamo riassumere questo metodo in quattro regole:

Predisposizione ≠ destino.
Biotipo ≠ diagnosi.
Biotipo ≠ biomarcatore.
Il biotipo suggerisce una domanda che deve essere verificata nella persona reale.

È su questo principio che sto costruendo il concetto di Biotipologia per la Longevità.

Biotipologia e longevità: dal disturbo alla salute nel tempo

Finora abbiamo ragionato prevalentemente sulla persona che presenta un problema.

Proviamo ora a cambiare scala temporale.

Una volta risolto o correttamente gestito il disturbo contingente, che cosa succede?

Aspettiamo il prossimo?

Oppure possiamo utilizzare la conoscenza della persona anche per ragionare su come mantenere salute, autonomia e capacità funzionale negli anni successivi?

È qui che entra la longevità.

E non mi riferisco alla corsa al record di candeline sulla torta.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’healthy ageing come il processo di sviluppo e mantenimento della capacità funzionale che consente il benessere nell’età avanzata.

La capacità funzionale dipende dalle capacità fisiche e mentali della persona, dall’ambiente nel quale vive e dall’interazione fra questi elementi.

Questo sposta immediatamente il nostro obiettivo.

Non soltanto:

“Quanto a lungo vivremo?”

ma:

“Come vogliamo arrivare agli anni che vivremo?”

Il termine healthspan viene utilizzato per richiamare l’attenzione sugli anni vissuti in buona salute. Nel nostro percorso lo colleghiamo alla cornice più ampia dell’healthy ageing:

salute, autonomia e capacità funzionale nel tempo.

Persone della stessa età possono trovarsi in condizioni funzionali profondamente differenti.

Ed è proprio questa variabilità a rendere interessante il tema della personalizzazione.

Alimentazione, attività fisica, sonno e fattori modificabili

La longevità non si costruisce attraverso una sola leva.

Cambiano patrimonio genetico e familiarità, esposizioni ambientali, condizioni sociali, attività fisica, alimentazione, sonno, composizione corporea, condizioni metaboliche, malattie, farmaci e abitudini.

Alcuni di questi elementi non sono modificabili.

Molti altri lo sono, almeno in parte.

WHO identifica fra i principali fattori comportamentali modificabili associati alle malattie non trasmissibili tabacco, alimentazione non salutare, consumo nocivo di alcol e insufficiente attività fisica. Questi comportamenti contribuiscono a loro volta a fattori metabolici quali ipertensione, sovrappeso e obesità, iperglicemia e alterazioni lipidiche.

Anche le raccomandazioni sull’attività fisica sono concrete: per la maggior parte degli adulti WHO raccomanda almeno 150–300 minuti settimanali di attività aerobica moderata, o l’equivalente in attività vigorosa, insieme ad attività di rafforzamento muscolare.

Analogamente, una dieta sana non corrisponde a un unico menù valido per tutti. WHO riconosce differenti forme di alimentazione sana, fondate però su principi comuni quali adeguatezza, equilibrio, moderazione e diversità.

E il sonno rappresenta un’altra dimensione da non trascurare: durata, qualità, regolarità e presenza di eventuali disturbi del sonno possono contribuire alla valutazione complessiva della persona.

Questa distinzione sarà fondamentale anche quando entreremo nella biotipologia:

Personalizzare non significa abbandonare ciò che sappiamo essere valido per la popolazione. Significa adattarne l’applicazione alla persona reale.

Dal “che cosa prendere?” al “che cosa possiamo modificare?”

Per il farmacista questo cambiamento di prospettiva è particolarmente interessante.

La domanda della persona è molto spesso:

“Che cosa posso prendere?”

Ma il consiglio professionale può portarci verso altre domande.

Come mangia?

Quanto si muove?

Come dorme?

Fuma?

Quali farmaci assume?

Quali fattori di rischio sono presenti?

Quali controlli effettua?

Che cosa è concretamente disposta a cambiare?

Dove esiste uno spazio appropriato per l’integrazione?

E, quando viene richiesto un consiglio omeopatico, quale può essere il suo corretto ruolo complementare?

Non si tratta soltanto di buon senso.

In un ampio studio prospettico pubblicato sul BMJ, condotto su oltre 110.000 partecipanti del Nurses’ Health Study e dell’Health Professionals Follow-Up Study, l’adesione a un maggior numero di fattori di stile di vita a basso rischio risultava associata a una maggiore aspettativa di vita libera da diabete, malattie cardiovascolari e cancro.

Trattandosi di uno studio osservazionale, il dato descrive un’associazione e non dimostra che quei comportamenti producano automaticamente un determinato numero di anni di vita in più nel singolo individuo.

È precisamente questa prudenza che dobbiamo conservare quando parliamo di longevità.

Possiamo riconoscere fattori modificabili e intervenire su di essi.

Non possiamo promettere il futuro.

Anche la personalizzazione, vista in questa prospettiva, smette di essere semplicemente la ricerca di un prodotto più specifico.

Diventa un metodo di osservazione, verifica, educazione e consiglio.

Che cos’è la Biotipologia per la Longevità?

Prima di arrivare a una definizione, resta da chiarire un ultimo punto.

Nella tradizione omeopatica ricorre spesso il concetto di riequilibrio.

Quando utilizziamo questa parola in ambito omeopatico ci riferiamo a una categoria interna a quel paradigma, legata alla lettura complessiva della persona e delle sue modalità reattive.

Non dobbiamo trasformarla automaticamente in sinonimo fisiologico di omeostasi o allostasi, né presentarla come un meccanismo biologico dimostrato.

Il mantenimento della salute nel tempo ci porta invece su un terreno nel quale possiamo riconoscere numerosi elementi concretamente valutabili:

alimentazione, movimento, sonno, composizione corporea, controllo dei fattori di rischio, prevenzione, aderenza alle terapie quando necessarie e integrazione quando appropriata.

Il punto d’incontro non consiste quindi nel sostenere che tutto appartenga allo stesso modello.

Consiste nel mettere la persona al centro di un percorso nel quale strumenti differenti mantengono identità, ruolo e livello di evidenza differenti.

È questo il passaggio che mi interessa esplorare attraverso la Biotipologia per la Longevità.

Non utilizzare Carbonico, Sulfurico, Fosforico o gli altri biotipi come scatole nelle quali infilare le persone.

Non dire:

“Sei fatto così, quindi devi mangiare così.”

Ma provare a chiedersi:

“Questo modello mi suggerisce una possibile area da esplorare. È realmente presente in questa persona?”

Se la risposta arriva dall’anamnesi, dall’osservazione e, quando disponibili e appropriati, da parametri misurabili, possiamo porci la domanda successiva:

“C’è qualcosa che possiamo modificare?”

A quel punto alimentazione, attività fisica, sonno, stile di vita, prevenzione, eventuale integrazione e approcci complementari smettono di essere una lista generica di buoni consigli e possono entrare in un percorso realmente centrato sulla persona.

Possiamo quindi proporre una prima definizione:

La Biotipologia per la Longevità è una rilettura contemporanea del metodo costituzionale che utilizza il biotipo come modello interpretativo dell’individualità e come generatore di domande sulla persona. Riprende dalla tradizione l’attenzione alle caratteristiche morfologiche, funzionali e reattive e alle possibili aree di forza e di labilità, senza trasformarle automaticamente in diagnosi o predizioni di malattia. Le indicazioni suggerite dal modello vengono confrontate con anamnesi, osservazione, parametri misurabili, fattori di rischio e conoscenze biomediche disponibili. L’obiettivo non è prevedere il destino biologico della persona, ma riconoscere ciò che è realmente presente, ciò che è modificabile e ciò che merita attenzione, per personalizzare il consiglio e contribuire al mantenimento della salute e della capacità funzionale nel tempo.

 

Possiamo allora ricomporre il percorso:

CONOSCERE — chi abbiamo davanti.

INQUADRARE — comprendere il problema e riconoscere ciò che richiede diagnosi, terapia o approfondimento medico.

RIEQUILIBRARE — quando utilizziamo questo concetto all’interno del paradigma omeopatico e quando un consiglio complementare è appropriato.

MANTENERE — lavorare sui fattori che possono contribuire alla salute e alla funzione nel tempo.

PERSONALIZZARE — sulla base delle caratteristiche realmente presenti, ma anche delle preferenze, degli obiettivi e delle possibilità della persona.

PREVENIRE — riconoscere i fattori di rischio e intervenire su quelli modificabili.

L’orizzonte è quello dell’healthy ageing e dell’healthspan: non semplicemente aggiungere anni alla vita, ma cercare, per quanto possibile, di aggiungere salute e funzione agli anni.

Forse, allora, prima ancora di chiederci:

“Che cosa posso consigliare?”

dovremmo abituarci a porci una domanda più semplice.

E probabilmente più difficile:

Chi ho davanti?

È da questa domanda che nasce Biotipologia per la Longevità.

Domande frequenti sulla Biotipologia per la Longevità

Che cos’è la Biotipologia per la Longevità?

È una rilettura contemporanea del metodo costituzionale che utilizza il biotipo come modello interpretativo e come generatore di domande sulla persona. Le ipotesi suggerite dal modello vengono confrontate con anamnesi, osservazione, fattori di rischio, parametri misurabili quando appropriati e conoscenze biomediche disponibili.

Biotipologia e medicina di precisione sono la stessa cosa?

No. La precision medicine è un approccio biomedico contemporaneo che considera differenze individuali come quelle genetiche, ambientali e relative allo stile di vita. La biotipologia appartiene a una tradizione storica differente. Possono essere messe in dialogo sul tema generale dell’individualizzazione, ma non devono essere considerate equivalenti.

Che cosa sono le costituzioni omeopatiche?

Le costituzioni appartengono alla tradizione omeopatica costituzionale e sono state utilizzate per descrivere e organizzare caratteristiche morfologiche, funzionali e reattive dell’individuo. Non devono essere considerate diagnosi, biomarcatori o strumenti capaci di predire automaticamente una malattia.

Il biotipo può prevedere le malattie che svilupperemo?

No. Nel modello della Biotipologia per la Longevità, il biotipo può suggerire una possibile area da esplorare, ma l’ipotesi deve essere verificata nella persona reale attraverso anamnesi, osservazione e, quando appropriato, parametri oggettivi. Predisposizione non significa destino.

Che rapporto esiste tra omeopatia e longevità?

In questo percorso l’omeopatia viene considerata come approccio complementare, quando appropriato, e non come alternativa alla medicina convenzionale. La promozione della salute nel tempo richiede particolare attenzione ai fattori documentati e modificabili, come attività fisica, alimentazione, sonno, tabacco e controllo dei fattori di rischio.

Qual è il ruolo del farmacista nella Biotipologia per la Longevità?

Il farmacista può contribuire attraverso ascolto, osservazione, educazione sanitaria, personalizzazione del consiglio e promozione di corretti stili di vita. Deve inoltre riconoscere le situazioni nelle quali è necessario indirizzare la persona al medico o ad altri professionisti sanitari.

Bibliografia essenziale

National Institutes of Health (NIH). Precision medicine – Biomedical Definitions.
NIH — Precision medicine

National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Shared decision making. NICE guideline NG197.
NICE — Shared decision making

World Health Organization. Healthy ageing and functional ability.
WHO — Healthy ageing and functional ability

World Health Organization. Healthy diet.
WHO — Healthy diet

World Health Organization. Guidelines on physical activity and sedentary behaviour.
WHO — Physical activity guidelines

World Health Organization. Noncommunicable diseases.
WHO — Noncommunicable diseases

Li Y, Schoufour J, Wang DD, et al. Healthy lifestyle and life expectancy free of cancer, cardiovascular disease, and type 2 diabetes: prospective cohort study. BMJ. 2020;368:l6669. doi:10.1136/bmj.l6669.
BMJ — Li et al., 2020

 

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